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Lamole di Lamole: il Chianti Classico raccontato dall’enologo Andrea Daldin

19 OTTOBRE 2026

Lamole è un piccolo borgo sulle alture di Greve in Chianti, con un panorama mozzafiato tra vigne, boschi e antichi terrazzamenti. È qui che si trova il cuore della storica cantina Lamole di Lamole. Per conoscerla meglio, ne abbiamo parlato con l'enologo che da anni segue l'azienda, Andrea Daldin.


Andrea, partiamo dalle origini. Qual è la storia di Lamole di Lamole?

Lamole è un borgo dalla tradizione vitivinicola lunga oltre settecento anni. Lo si vede già dal paesaggio, che è stato modellato nei secoli dal lavoro dell’uomo: già nel Medioevo la fama del vino di Lamole arrivò fino al Castello di Firenze.

È una storia nobile che raccontiamo anche nel nostro logo, che si ispira a una cornice seicentesca custodita nella chiesa di Lamole: al suo interno compaiono simboli legati alle famiglie senesi e fiorentine e alla figura di San Bartolomeo, patrono del paese. Così abbiamo scelto di portare su ogni etichetta le nostre radici.


Uno degli elementi distintivi della tenuta è il terroir. Che cosa rende Lamole così particolare?

Siamo nel cuore del Chianti Classico, ma in una posizione decisamente particolare: i nostri vigneti si trovano tra i 420 e i 655 metri sul livello del mare. Lamole è infatti la più piccola e la più elevata tra le Unità Geografiche Aggiuntive del Chianti Classico. Qui troviamo un clima continentale, con precipitazioni elevate e ventilazione costante, la protezione dei Monti del Chianti dai venti freddi e un’ottima esposizione delle piante alla luce. I terreni, di origine oceanica, sono caratterizzati soprattutto da macigno toscano, arenarie e galestro. Caratteristiche uniche, che danno origine a vini altrettanto unici.


Come si traduce questa identità territoriale nel vostro modo di produrre vino?

Il nostro obiettivo è accompagnare l’uva senza sovrastarne il carattere. I vigneti sono condotti secondo pratiche biologiche e, in cantina, utilizziamo anche un selettore ottico che permette di individuare gli acini migliori per colore, dimensione e spessore della buccia. Grande attenzione viene riservata anche all’affinamento: scegliamo botti di legno di grandi dimensioni, che favoriscono una minore cessione del legno e permettono al vino di esprimere in maniera più nitida il territorio e la propria evoluzione.


Il legame con la terra si traduce anche in un impegno di sostenibilità?

Certamente. Il primo percorso verso la riconversione biologica dei terreni è iniziato nel 2005. Per noi il biologico è soprattutto uno strumento per preservare un ecosistema complesso. Utilizziamo compost organico ottenuto anche dalle potature dei vigneti e dai raspi della vendemmia, mentre in vigna ricorriamo a induttori di resistenza per favorire le difese naturali della pianta. L’idea è lavorare rispettando l’equilibrio dell’ambiente nel quale la vite cresce.


Arriviamo al calice. Come descriverebbe il vostro Chianti Classico DOCG?

È un Sangiovese che vuole esprimere l’autentica quintessenza di Lamole e del suo terroir unico.

Dopo la vinificazione in acciaio con una breve macerazione sulle bucce, il vino riposa sei mesi in acciaio e successivamente un anno in grandi botti da 50 e 70 ettolitri.

Il risultato è un vino che fa emergere trasparenza, finezza e delicatezza: al naso troviamo fiori viola e azzurri, lampone, melagrana e leggere sfumature speziate; al palato freschezza, tannino delicato e una bella sapidità finale.

Il Chianti Classico DOCG Lamole di Lamole è la compagnia ideale della cucina toscana più verace: sa valorizzare in modo unico piatti tradizionali come la pappa al pomodoro e gli gnudi di ricotta e verdure, e se servito fresco, accompagna molto bene anche i taglieri di salumi rustici e agliati, i carpacci e le tartare di carne cruda e perfino il cacciucco.

Se questa intervista vi ha messo voglia di visitare Lamole, per prima cosa vi suggeriamo un viaggio nel suo sapore: potete trovare il Chianti Classico DOCG Lamole di Lamole nel vostro supermercato Gala di fiducia.